Per ora c'è dolore, un lago
nero, profondo e immobile di dolore.
La mia mente non la smette
di camminare su queste acque scure.
Rende tutto più difficile
mentre le basterebbe lasciare andare...
Per adesso c'è dolore, un
dolore sordo, antico e senza nome,
che avviluppa ogni cosa
togliendo forma e colore.
La mente perde i confini,
non sa più di chi è quel dolore.
Forse è di tutte le donne
che hanno perso il cuore.
Invece basterebbe viverlo: il dolore.
Sentirlo nella sua profondità, dargli il diritto di esprimersi e cantare,
perchè possa guarirsi da solo...come ogni dolore sa fare.
E scoprire infine che ti ha
insegnato ad amare.
Il dolore senza nome, l'arcaico e il primordiale, quello che la mente non può afferrare.
La mente tenta di definirlo, spegnerlo, sopirlo, rimuoverlo, spiegarlo ma non fa che impedirgli di parlare, di cantare la sua melodia.
Il canto di dolore lenisce la ferita e ne guarisce l'origine. Non importa sapere come ciò accade, funziona e basta. E' la sua natura: il dolore emerge nella sua forza, canta e guarendoti ti lascia un dono ogni volta diverso.
Occorre dar voce a quel dolore: lo spazio, il tempo, il modo. E' come un rituale sacro.
Invece scappiamo sempre dal dolore, perchè la mente, terrorizzata, giudica ogni cosa e deve controllare ogni cosa. Ma ci sono cose che la mente non è adatta a fare, per esempio guarire le ferite. Per quello ci vuole il cuore. Il cuore che accoglie il dolore e il suo canto. E così si libera e si apre ogni volta un po' di più...
Qualcuno impara ad amare di più sè, qualcuno impara ad amare più gli altri.
Ma sempre di amore si tratta, dietro ogni dolore non c'è altro che amore.
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Avrah ka dabra è aramaico e significa "creo quel che dico".
La parola scritta ha lo stesso potere.
Usala con discernimento, saggezza e amore.