Meditazioni...
Come dicevo nel post precedente, Cercarsi ogni giorno, cercare l'unità..., è importante conoscere se stessi per stare bene.
Conosci te stesso è un ritornello che da secoli si ripropone alla coscienza degli esseri umani (ed è stato interpretato in modo anche molto diverso nelle varie epoche) ed esorta a compiere una ricerca, una vera e propria scoperta di Sé, al di là di ciò che comunemente pensiamo di essere...
Un primo passo inizia proprio con l'osservazione e con lo studio di come siamo fatti e di come funzioniamo. A tutti i livelli: fisico, fisiologico, psicologico, energetico, spirituale.
Nel mio viaggio per conoscere me stessa, è fondamentale, per il mio modo di essere, lo studio dell'anatomia e della fisiologia del corpo con un'ottica di tipo olistico che guarda alla connessione tra il corpo e il resto. Poi è sicuramente parte del mio bagaglio lo studio della psicologia classica ma molto ho imparato ed imparo dalle correnti transpersonali, dal misticismo delle varie religioni, dalle neuroscienze e dalla PNEI (psiconeuroendocrinoimmunologia). Tante informazioni ho tratto dallo studio dell'energia offerto dalle nuove prospettive della fisica quantistica e anche dalle antiche tradizioni orientali (religiose e/o mediche). E molto lo devo alla danza, la mia passione scoperta in tarda adolescenza, che numerose cose mi ha insegnato e mi insegna sul corpo, sulla psiche e sull'anima.
Nel mio studiare tutto ciò (che continua e non si interrompe) ho avuto bisogno di dare corpo e concretizzazione a ciò che studiavo. Così ho sperimentato, provato e creato diverse tecniche corporee, emotive, mentali e spirituali per toccare e sentire ciò che sui libri andavo scoprendo di me e del mondo.
In questi giorni di connessione-disconnessione da me stessa, e quindi di mancanza di unità, ho risentito forte il bisogno di centrarmi in me. Un modo per me importante ed efficace di superare la separazione e sentirmi totale è meditare.
Ho letto tante cose sulla meditazione e tante modalità ho sperimentato e ancora sperimento. A volte opto per alcune tecniche più immaginative, altre volte mi affido di più al mio corpo o al respiro, altre ancora cerco di fare istanti di vuoto tra uno scorrere di pensieri e l'altro, oppure ancora rimango in contemplazione o semplicemente consapevole di ciò che c'è. Ed ognuna di queste tecniche e di queste prove mi ha messo di fronte a dolori e gioie. Dolori fisici a volte, altre volte emotivi oppure mentali. E anche gioie vere, sensazioni di pace e percezione di connessioni estese verso la mia Anima e oltre.
Ma ciò che davvero mi aiuta quando ho perso il mio centro, quando sperimento la separazione e mi manca l'unità, insomma quando non sto bene, è semplicemente stare lì con me stessa, qualunque me stessa ci sia in quel momento.
Stare tutti i giorni con me stessa, come se avessi un vero e proprio appuntamento, mi radica, mi apre le porte di tutti i miei livelli di coscienza, mi insegna ad accogliermi così come sono, a sostenermi quando mi accorgo che mi sto giudicando. E, prima o poi, questo stare con me stessa mi riporta alla mia unità, al mio Essere Totale. E così mi ritrovo, ritrovo la fiducia nel mio sentire e nelle mie possibilità, mi riconnetto con il mio centro immobile e nuovamente posso affrontare il mondo con un passo più sereno e sicuro.
Questo appuntamento con noi stessi si può realizzare in vari modi: sedendoci a gambe incrociate, danzando ad occhi chiusi, pulendo il vetro di una finestra, facendoci un regalo. Non importa il modo che utilizziamo, l'importante è farlo.
E' fondamentale darci un punto fermo (anche se in movimento) di incontro e di contatto con tutto ciò che riusciamo a percepire e a sperimentare di noi stessi in quel momento.
Questo momento quotidiano crea un rituale, fornisce un ritmo che scandisce la nostra vita secondo principi e priorità diverse.
A volte ci raccontiamo strane storie...per esempio che non abbiamo tempo, che non riusciamo a stare seduti a gambe incrociate, che abbiamo già provato qualche volta e che non serve a nulla...insomma tante belle scuse per allontanarci da noi stessi e per continuare a lamentarci.
Ciò che è importante è farlo, ciò che conta è darci quell'appuntamento ed onorarlo cercando di essere consapevoli di ciò che c'è, al meglio di noi stessi in quel momento.
Ci saranno volte in cui riusciremo a stare seduti immobili e il nostro respiro e il nostro corpo faranno il resto. Altre volte saremo talmente nervosi ed agitati che sederci apparirà impossibile, allora potremo usare quell'energia per radicarci a terra con movimenti di danza tribale. In altre occasioni il pianto o la rabbia ci impediranno di sederci o danzare, allora potremo lasciare a quel pianto e a quella rabbia uno spazio di espressione affinché ci comunichino il loro disagio e il loro messaggio.
E la cosa che io trovo meravigliosa è che regalandoci questo appuntamento quotidiano, che può essere anche solo di 15-30 minuti al giorno, iniziano ad accadere tante cose in noi...inattese, sorprendenti e trasformative.
E quell'appuntamento quotidiano diventa un meditare più frequente perché ci accorgiamo che possiamo meditare in mille modi ed in ogni occasione: sedendo in silenzio, danzando freneticamente, pulendo i pavimenti, leggendo una storia ad un bambino, camminando per andare a prendere l'autobus oppure guidando.
La meditazione allora si estende e da una semplice pratica o tecnica diventa un modo di vivere un modo di essere.
Essere lì, in quel momento, presenti a se stessi in modo totale.
Tutto ciò è molto più semplice quando ci si affida e si chiede aiuto. Aiuto a qualcuno che ci affianchi in un percorso alla ricerca di se stessi oppure ai propri aiutanti del mondo sottile o spirituale.
Dei vari tipi di aiuto di cui possiamo avvalerci...ne parliamo un'altra volta...ora ho un appuntamento con me stessa!
In questi giorni di connessione-disconnessione da me stessa, e quindi di mancanza di unità, ho risentito forte il bisogno di centrarmi in me. Un modo per me importante ed efficace di superare la separazione e sentirmi totale è meditare.
Ho letto tante cose sulla meditazione e tante modalità ho sperimentato e ancora sperimento. A volte opto per alcune tecniche più immaginative, altre volte mi affido di più al mio corpo o al respiro, altre ancora cerco di fare istanti di vuoto tra uno scorrere di pensieri e l'altro, oppure ancora rimango in contemplazione o semplicemente consapevole di ciò che c'è. Ed ognuna di queste tecniche e di queste prove mi ha messo di fronte a dolori e gioie. Dolori fisici a volte, altre volte emotivi oppure mentali. E anche gioie vere, sensazioni di pace e percezione di connessioni estese verso la mia Anima e oltre.
Ma ciò che davvero mi aiuta quando ho perso il mio centro, quando sperimento la separazione e mi manca l'unità, insomma quando non sto bene, è semplicemente stare lì con me stessa, qualunque me stessa ci sia in quel momento.
Stare tutti i giorni con me stessa, come se avessi un vero e proprio appuntamento, mi radica, mi apre le porte di tutti i miei livelli di coscienza, mi insegna ad accogliermi così come sono, a sostenermi quando mi accorgo che mi sto giudicando. E, prima o poi, questo stare con me stessa mi riporta alla mia unità, al mio Essere Totale. E così mi ritrovo, ritrovo la fiducia nel mio sentire e nelle mie possibilità, mi riconnetto con il mio centro immobile e nuovamente posso affrontare il mondo con un passo più sereno e sicuro.
Questo appuntamento con noi stessi si può realizzare in vari modi: sedendoci a gambe incrociate, danzando ad occhi chiusi, pulendo il vetro di una finestra, facendoci un regalo. Non importa il modo che utilizziamo, l'importante è farlo.
E' fondamentale darci un punto fermo (anche se in movimento) di incontro e di contatto con tutto ciò che riusciamo a percepire e a sperimentare di noi stessi in quel momento.
Questo momento quotidiano crea un rituale, fornisce un ritmo che scandisce la nostra vita secondo principi e priorità diverse.
A volte ci raccontiamo strane storie...per esempio che non abbiamo tempo, che non riusciamo a stare seduti a gambe incrociate, che abbiamo già provato qualche volta e che non serve a nulla...insomma tante belle scuse per allontanarci da noi stessi e per continuare a lamentarci.
Ciò che è importante è farlo, ciò che conta è darci quell'appuntamento ed onorarlo cercando di essere consapevoli di ciò che c'è, al meglio di noi stessi in quel momento.
Ci saranno volte in cui riusciremo a stare seduti immobili e il nostro respiro e il nostro corpo faranno il resto. Altre volte saremo talmente nervosi ed agitati che sederci apparirà impossibile, allora potremo usare quell'energia per radicarci a terra con movimenti di danza tribale. In altre occasioni il pianto o la rabbia ci impediranno di sederci o danzare, allora potremo lasciare a quel pianto e a quella rabbia uno spazio di espressione affinché ci comunichino il loro disagio e il loro messaggio.
E la cosa che io trovo meravigliosa è che regalandoci questo appuntamento quotidiano, che può essere anche solo di 15-30 minuti al giorno, iniziano ad accadere tante cose in noi...inattese, sorprendenti e trasformative.
E quell'appuntamento quotidiano diventa un meditare più frequente perché ci accorgiamo che possiamo meditare in mille modi ed in ogni occasione: sedendo in silenzio, danzando freneticamente, pulendo i pavimenti, leggendo una storia ad un bambino, camminando per andare a prendere l'autobus oppure guidando.
La meditazione allora si estende e da una semplice pratica o tecnica diventa un modo di vivere un modo di essere.
Essere lì, in quel momento, presenti a se stessi in modo totale.
Tutto ciò è molto più semplice quando ci si affida e si chiede aiuto. Aiuto a qualcuno che ci affianchi in un percorso alla ricerca di se stessi oppure ai propri aiutanti del mondo sottile o spirituale.
Dei vari tipi di aiuto di cui possiamo avvalerci...ne parliamo un'altra volta...ora ho un appuntamento con me stessa!
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Avrah ka dabra è aramaico e significa "creo quel che dico".
La parola scritta ha lo stesso potere.
Usala con discernimento, saggezza e amore.