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Dal senso di colpa... al senso di respons-abilità


Qualche mese fa avevo pensavo di scrivere un post parlando del possibile e desiderabile passaggio dal senso di colpa al senso di opportunità...ma quel post è rimasto in attesa. In attesa di cosa? Di qualcosa di più mio, in attesa di attraversare il mio buio personale e entrare in contatto con le mie ombre più nere.
La sofferenza aiuta, aiuta a vedere meglio. Le lacrime ripuliscono gli occhi e lo sguardo diventa di nuovo limpido...se ci si affida alla Vita.
Io sento che ogni cosa giunge nella nostra vita è sempre per il nostro bene, quando non riusciamo a coglierlo, occorre fare un po' di pulizia da preconcetti, paure, condizionamenti e giudizi (nostri e di chi ci sta intorno).

L'idea iniziale di passare dal senso di colpa al senso di opportunità voleva essere l'invito a considerare ogni evento della propria vita come un'occasione e un'opportunità. Perché anche quando gli eventi che accadono (dentro o fuori di noi) sono negativi, ed apparentemente portatori di dolore e null'altro, è sempre possibile coglierne un aspetto diverso e una chiave di lettura che stravolgano la visione iniziale e ci aiutino ad accogliere ciò che la vita ci ha portato e vuole insegnarci. 
Nello specifico, rispetto al senso di colpa (inteso come rimorso profondo, continuativo e doloroso per l'infrazione di una qualche regola) voleva essere lo stimolo per cogliere che la colpa, o il senso di colpa, non portano nulla di nuovo, nè di buono, se rimangono tali e non vengono trasformati! Anzi possono diventare freni, fardelli, impedimenti, sabotaggi, punizioni, impoverimenti, ricatti, paure, giudizi, violenze, rancori, deperimenti.

Qualunque cosa abbiamo fatto o non fatto, detto o non detto, ma che ha il potere di caricarci con questo fardello, di fatto ci inchioda a terra. E ci impedisce di muoverci e di proseguire lungo il nostro personale cammino.
Se il senso di colpa c'è, allora c'è anche una chiave, c'è anche una mappa insieme a quel dolore. C'è la possibilità di aprire una stanza di qualche luogo che ancora non conosciamo affinché la visitiamo e ne prendiamo coscienza, c'è la possibilità di guidarci meglio lungo il nostro sentiero di vita.
 
La colpa la conosco bene, personalmente ed atavicamente... L'albero genealogico in linea femminile porta spesso questo lato nodoso nei suoi rami...in verità nei rami di ognuno di noi e dei propri avi.... 

Alcuni eventi della mia vita, tra i più dolorosi e traumatici, hanno generato dei sensi di colpa cosmici che ho sentito per anni, punendomi in vario modo e continuando per lungo tempo a portare quel peso lungo la strada.
Quegli eventi mi hanno insegnato moltissimo ed hanno contribuito a formare ciò che sono. Eppure, nonostante l'esperienza (accumulata in vari "errori e cadute"), quando mi ritrovo nuovamente a varcare la stessa soglia, e a affrontare nuovi (o forse antichi) sensi di colpa, tendo a rimettere in piedi tutti i vecchi meccanismi che mi bloccano e mi impediscono di evolvere...
La cosa più importante, che ancora faccio fatica a imparare, è che i sensi di colpa sono utili solo per il tempo che ti serve a coglierne la lezione, poi quel fardello occorre lasciarlo andare e smettere di punirsi per l'errore (reale o presunto che sia).

Per questo, mesi fa, volevo scrivere del senso di opportunità, perché dalla colpa si andasse avanti e si cogliessero la chiave e la mappa nascoste in quel dolore e si tornasse ad essere liberi di vivere.
L'ho fatto ora di scrivere! Nulla va mai perso, cogliamo l'occasione tutti, io per prima!!!


Ma adesso voglio scrivere di più. Voglio scrivere di spingersi ancora oltre e passare dal senso di colpa al senso di responsa-abilità.

Quando mi viene un'ispirazione ho il vizio di cercare sul vocabolario il significato delle parole chiave di quell'idea. Le parole evocano mondi interi e sono dotate di vita propria, e mi piace scoprire le definizioni più frequenti che vengono riportate dai vari vocabolari, per comprendere il peso emotivo che viene caricato a livello sociale sulle parole. E, leggendo le varie definizioni proposte, ho compreso perché sentivo qualcosa che mi suonava poco stimolante....
La responsabilità è spesso identificata come un impegno che obbliga, un peso, una cosa difficile da realizzare, come una limitazione, come una colpa... Fate una piccola ricerca sui diversi vocabolari, ed osservate le definizioni e gli esempi che vengono proposti per illustrare meglio il concetto, e capirete alcune delle emozioni che si agitano dentro di noi in merito.

Io invece voglio aprire ad una responsabilità un po' diversa... 
Senza dimenticare l'importanza dell'impegno che si prende quando ci si assume una responsabilità, vorrei espanderlo verso un concezione di respons-abilità più ampia e definirlo come un'abilità a rispondere. Rispondere a cosa? Alla Vita.

Quando siamo attanagliati da un senso di colpa, siamo distanti da noi stessi. Siamo bloccati dalla colpa e non possiamo essere respon-sabili, cioè abili a rispondere alla vita. Non riusciamo a procedere oltre. Passare dal senso di colpa al senso di responsabilità significa riprendere il contatto profondo con noi stessi e tornare e seguire le indicazioni della vita che spingono a proseguire il nostro cammino assumendoci un impegno verso noi stessi in primis.

Respons-abilità come abilità di rispondere alla vita è una bella sfida ma allarga gli orizzonti e consente di continuare a vivere. Ed io aggiungerei: abilità di rispondere positivamente alla Vita!

Difficile dire cosa sia la Vita, la scienza con tutti i suoi progressi non riesce neanche ad avvicinarsi alla sua grandezza; la filosofia, la psicologia e la religione offrono mille vie e suggerimenti per cercare di coglierla.
Io non ho certezze, nè quadri definitivi ma sento che la Vita è ciò che anima ogni cosa, che prosegue a dispetto di ciò che appare, che si esprime nell'armonia e nella bellezza intrinseca del Tutto, che evolve per espansione, che è crescita continua e che si manifesta in ogni cosa.

Quella vita spinge avanti anche noi lungo il sentiero di questa incarnazione. A volte il sentiero è largo, facilmente percorribile e pianeggiante e così ci godiamo ogni passo, respiriamo l'aria fresca, annusiamo ogni profumo. Altre volte è angusto, irto e scosceso ma se ci soffermiamo solo sulla fatica e sul sudore che alcuni tratti di strada comportano, ci perdiamo la bellezza e la pienezza di quel paesaggio e dimentichiamo che dietro a quella curva si apre l'incanto di una visione dall'alto incommensurabile.


Per me, ogni cosa che accade è il frutto di ciò che è dentro di noi. I nostri conflitti, le nostre paure, i nostri giudizi interni si materializzano fuori, nella nostra realtà, attraverso le persone con cui siamo in relazione e attraverso ciò che ci accade... Quando la colpa riempe lo zaino che trasportiamo sulle spalle, il viaggio diventa pesante. Quello zaino così carico rappresenta un impedimento. Ci sono cose che è importante portare con sé nel cammino, altre semplicemente non servono più ed impediscono un passo leggero e gioioso o, semplicemente, impediscono di godere del paesaggio in quel momento.

La respon-sabilità, come abilità di rispondere positivamente alla vita, ci porta ad evolvere e a crescere. La vita vuole che noi ci espandiamo e proseguiamo il cammino, se iniziamo a girare in tondo non evolviamo. Occorre lasciare andare il senso di colpa, cogliendone tutti i doni (chiavi e mappe) e infine trasformarlo in senso di responsabilità prima verso noi stessi e poi anche verso gli altri, in sintesi assecondare il flusso evolutivo della Vita.
Pensiamo alla vita proprio come ad una leggera spinta mentre si sta camminando, come un aiuto che ci ricorda di goderci il paesaggio ma anche di procedere col nostro passo e andare oltre. 

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Mi viene in mente la spinta vitale che si osserva facilmente in natura, penso ad un fiore che sboccia, ad un bambino che impara a camminare. Il fiore non si chiede perché e si lascia condurre, sboccia. Il bambino anche si lascia sospingere, il bambino non considera, né giudica il numero di volte in cui è caduto, continua a provare lungo la sua strada, finché non cammina!

Il senso di colpa appesantisce lo zaino da viaggio con cose inutili e ci porta a rimanere fermi e incapaci di muoverci o di decidere dove andare. Ma se di questa colpa noi sappiamo cogliere il dono, cioè la mappa e la chiave e portiamo con noi solo quelle, allora viaggeremo leggeri, con le indicazioni stradali utili e le chiavi per entrare dove serve...

Buona abilità di rispondere positivamente alla Vita a tutti....

Commenti

  1. ... Alle volte ho la sensazione che il modo di dire "senso di colpa" lo equipari quasi a uno dei sensi fisici, come il tatto o la vista o il gusto, perché sembra che nella società di oggi sia giusto che ci accompagni sempre e deve essere identificato come una parte di noi. Sensi di colpa perché non si è ciò che si dovrebbe, non si fa ciò che si dovrebbe, non si raggiungono gli obbiettivi che ci vengono appiccicati come adesivi sul ns percorso e che perciò devono rappresentare e divenire il ns percorso. E' come se la vita fosse solo un circuito, perciò che si giri in moto, in macchina, in bici, alla fine tutto è già prestabilito, e rendersi indipendenti da tutto, e concentrarsi su noi sembra essere diventato una violenza, un disubbidire all'ordine superiore che ci vuole in ordine, incasellati e precisi. Sempre di più mi capita di leggere, ascoltare canzoni o guardare video dove il concetto di fondo è udire l'intimo, seguire ciò che il cuore desidera trasmettere, come se questo concetto fosse un'idea talmente assurda da dover essere detta e rappresentata affinché ci si creda. Essere amici migliori, padri e madri migliori, figli migliori, migliori intesi come noi desideriamo, e tutto passa appunto prima per il nostro essere, perché non si può essere liberi fuori se non lo si è prima dentro.
    Nel mio sentiero ho imparato tante cose, tu, Mara, mi hai aiutato a vederne moltissime, e sicuramente quando sono riuscito a liberarmi di pezzi di sensi di colpa che mi opprimevano e soffocavano sono cambiato e anche il rapporto con chi mi sta vicino è mutato, e in meglio. E' stato meraviglioso poter riconoscere il percorso, il vuoto riempito di gratitudine e l'amore che ha cementato la ferita; come i giapponesi riparavano gli oggetti di ceramica infranta utilizzando l'oro, rendendo l'oggetto nuovamente utilizzabile ma immensamente più prezioso di quanto non fosse in precedenza. Così mi sento su quei piccoli pezzetti di vita accettati e fusi nuovamente in me.
    E' magnifico sapere di poter fare ciò che descrivi, trasformare l'energia pesante del senso di colpa in energia vitale e dinamica del perdono, della gratitudine e dell'amore che permettono di spiccare il volo, assorbendo porzioni aggiuntive di noi, lembi che prima erano esiliati e ripudiati in angoli estremi del cuore.
    Sono convinto che l'essenza di ogni essere umano sia rappresentata dall'infanzia, dove si desidererebbe unicamente trasmettere amore e assorbire amore, essere felici, in modo semplice, genuino e senza sovrastrutture. Forse più che puntare a crescere, bisognerebbe puntare a restare bambini.
    Grazie ArwenMara.

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    1. caro ColorIndaco...meno male che io e te riusciamo a comunicare anche vis a vis....perché, come sai, la tecnologia non sempre comunica con me.... A parte questo inciso, grazie della tua condivisione. Io sento che il viaggio verso il nostro intimo. il nostro cuore, il nostro centro sia sempre in corso e che la vita incarnata non sia altro che una parte del percorso. Ciò che siamo qui a fare, in estrema sintesi, è imparare ad Amare.....spogliandoci di ogni maschera e di ogni peso, per scoprirci nella nudità del nostro essere profondo, infinito ed eterno. E condivido anche il pensiero sull'esser bambini che tra l'altro qualcuno di più evoluto di noi suggeriva già 2000 anni fa.... Ti abbraccio

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